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Procura Generale della Repubblica presso la Corte d'Appello di CALTANISSETTA

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Caltanissetta

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Caltanissetta è una città che affonda le proprie radici nella preistoria, con testimonianze conservate nel Museo Archeologico Regionale che documentano la vita degli indigeni fino alla colonizzazione greca e successivamente romana.
Ma la prima epoca importante per Caltanissetta fu quella araba, che diede alla città il suo stesso nome: Kal at Nissa, "Castello delle donne". Secondo la tradizione, nel Castello di Pietrarossa, ormai ridotto in suggestivi ruderi, vivevano le donne dell'emiro che crearono per il suo piacere il dolce siciliano più famoso al mondo, il cannolo! Agli arabi seguirono i normanni e poi gli svevi, che lasciarono in città rispettivamente l'abbazia di Santo Spirito, semplice e mistica, e la chiesa di Santa Maria degli Angeli, recentemente restaurata.
L'antico nucleo arabo, ancora riconoscibile nel quartiere Angeli, fu successivamente ampliato dalla famiglia Moncada che per tutta l'età moderna governò la città e costruì preziosissime chiese, come la Cattedrale, l'Assunta, Santa Croce, San Domenico, Sant'Agata al Collegio, Santa Flavia e Santa Maria delle Grazie abbellite al loro interno da artisti di primissima qualità quali i pittori Paladini, Roggeri, Borremans e gli scultori Tripisciano e Biangardi. Queste bellezze artistiche sono documentate anche nel Museo Diocesano "G. Speciale". La testimonianza più illustre del governo dei Moncada è l'omonimo palazzo che ospita il Museo Civico "M. Tripisciano” con una ricca collezione di sculture. Tripisciano è infatti uno degli artisti più importanti del XIX e XX secolo, periodo in cui la fortuna di Caltanissetta fu segnata dall'attività estrattiva dello zolfo. Grazie a questa industria infatti il centro storico si arricchì di eleganti palazzi nobiliari, di una villa comunale riccamente decorata da busti marmorei, del teatro e della biblioteca comunale, ma anche del monumento al Redentore e di un cimitero monumentale: tutte architetture di gusto eclettico che trasformarono la città in una piccola capitale. La civiltà mineraria però si fondava sulla fatica dei minatori, sfruttati e malpagati, che spesso perivano in drammatici incidenti. Proprio dall'incidente avvenuto nella miniera di Gessolungo nel 1881 riprese lustro in segno di devozione la processione delle “Vare” che avviene ogni Giovedì Santo all'interno della variegata Settimana Santa Nissena. Della civiltà mineraria resta come testimonianza il ricco e interessante Museo Mineralogico, Paleontologico e della Zolfare. Nel territorio nisseno inoltre si possono scorgere i resti delle miniere, come quella di Trabonella, spesso immerse in un contesto naturalistico di pregio come quello della Riserva Naturale Orientata di Monte Capodarso e della Valle dell'Imera Meridionale.

A cura di Luigi Garbato, dottore in Economia e gestione dei beni culturali.

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